Wellness Check DNA

Il test per conoscere le predisposizioni genetiche che favoriscono alterazioni del metabolismo e l’aumento di peso.

Aree analizzate dal test

  • Intolleranza genetica a lattosio
  • Predisposizione a celiachia
  • Sensibilità al sale
  • Sensibilità alla caffeina
  • Sensibilità all'alcool
  • Inflammaging  / Risposta infiammatoria
  • Detossificazione
  • Stress Ossidativo
  • Metilazione del DNA / Metabolismo dell’omocisteina
  • Colesterolo e profilo lipidico
  • Vitamina D
  • Salute dell'osso

La crescente prevalenza dell’obesità in tutto il mondo ha spinto l'Organizzazione Mondiale della Sanità a classificarla come una epidemia globale. Più di mezzo miliardo di persone al mondo è in sovrappeso e l’obesità è seconda solo al fumo di sigaretta come causa di riduzione delle aspettative di vita. Se consideriamo poi tutti gli altri aspetti negativi connessi all’eccesso di peso, come i problemi estetici, di autostima, di prestazioni fisiche, mentali, sociali etc. si comprende la necessità di una dieta efficace.
Una dieta, per essere efficace, ha però bisogno di essere personalizzata, che quindi si adatti alle esigenze del singolo.

Fondamentale è sapere che molte di queste esigenze sono scritte nei nostri geni: ci sono infatti geni sensibili ai nutrienti, al metabolismo cellulare ed agli ormoni circolanti che possono influenzare la risposta alla dieta. Studi recenti hanno verificato la correlazione fra alcune “forme” genetiche e la risposta dell’organismo alle diverse terapie dietetiche.

Questo test analizza questi polimorfismi per individuare eventuali predisposizioni genetiche che favoriscono alterazioni del metabolismo e possono aiutare a costruire una dieta davvero personalizzata.


Descrizione delle aree analizzate

Intolleranza genetica al lattosio
L’intolleranza al lattosio è l’incapacità di digerire quantità significative di lattosio, il principale zucchero presente nel latte. È causata dalla scarsità di lattasi, un enzima prodotto dalle cellule esposte sulla superficie dell’intestino tenue. La lattasi scinde il lattosio in due zuccheri più semplici, glucosio e galattosio, che riescono a superare la parete intestinale e passare nel flusso sanguigno. Senza questo enzima il lattosio non viene scisso e rimane quindi nell'intestino. Il lattosio non digerito viene rapidamente metabolizzato dai batteri intestinali, con formazione di gas che causano le tipiche manifestazioni cliniche, come crampi, meteorismo (gonfiore addominale) e irregolarità dell’alvo. L’intolleranza al lattosio è presente in più della metà della popolazione mondiale, anche se non tutti i pazienti manifestano sintomi. In Europa, nel 90% dei casi l'intolleranza al lattosio è riconducibile ad una condizione genetica, detta anche intolleranza primaria.
L’analisi permette inoltre di distinguere tra intolleranza genetica al lattosio e la forma transitoria, indotta secondariamente da malattie gastrointestinali o esposizione a parassiti intestinali.

Predisposizione a celichia
La malattia celiaca, o celiachia, è un’intolleranza permanente al glutine (più precisamente alla gliadina, una sua frazione), che si manifesta in soggetti geneticamente predisposti. Il glutine è un insieme di proteine presenti in cereali come frumento, orzo, avena, segale, miglio, kamut e farro. La celiachia implica una infiammazione cronica dell'intestino tenue, con atrofia dei villi intestinali che comporta un malassorbimento dei nutrienti. I sintomi sono molto variabili, sia intestinali (diarrea profusa con marcato dimagrimento) sia extra-intestinali, sia in associazione con altre malattie autoimmuni.
Il test genetico valuta la maggiore o minore predisposizione di un individuo a sviluppare la malattia celiaca in base alla presenza/assenza di alcuni fattori di rischio riscontarti nel DNA.
Se negativo, il test permette di escludere la presenza della malattia celiaca, dell'intolleranza al glutine e il loro sviluppo futuro. Se positivo, il test permette di individuare la condizione genetica che implica una aumentata probabilità di sviluppare la malattia celiaca.

Sensibilità al sale
L'ipertensione è una tra le malattie più diffuse nei paesi industrializzati e rappresenta uno dei maggiori problemi clinici dei tempi moderni. Tra i vari fattori di rischio individuati per questa patologia c’è anche la quantità di sodio (quindi sale, composto da sodio e cloruro) assorbita dall’organismo attraverso gli alimenti. Un’eccessiva presenza di sodio all’interno del circolo sanguigno può causare l’aumento della pressione sanguigna in coloro che sono geneticamente predisposti. Gli studi hanno dimostrato un’associazione tra particolati genotipi del gene umano dell'ACE con la sensibilità al sale nella dieta e quindi una maggior predisposizione verso ipertensione e patologie correlate.
Questo test permette di verificare la predisposizione genetica individuale verso la sensibilità al sale.

Sensibilità alla caffeina
La caffeina è lo stimolante più consumato a livello mondiale, in Italia il caffè rappresenta la principale fonte. Nell'organismo, la caffeina viene metabolizzata da un’enzima espresso nel fegato: questo enzima è il principale responsabile del metabolismo della caffeina e dimostra una grande variabilità individuale nella sua attività enzimatica. Nello specifico, il polimorfismo genetico analizzato dal test causa una ridotta capacità di metabolizzare la caffeina, con conseguente ipersensibilità e aumento degli effetti collaterali ad essa associata.

Sensibilità all'alcool
La sensibilità all’alcool dipende dalla velocità con cui l'organismo è in grado di metabolizzare l’alcool, azione che avviene ad opera dell’enzima alcol deidrogenasi. L'alcool viene trasformato prima nel composto tossico acetaldeide, che viene poi trasformata a sua volta in acetato, non tossico, da un altro enzima chiamato aldeide-deidrogenasi.

Inflammaging - Risposta infiammatoria
Il termine “inflammaging” indica lo stato di infiammazione cronica associata all’invecchiamento, come conseguenza della perdita dei meccanismi protettivi della cellula nei confronti di agenti nocivi ambientali, chimici, fisici e biologici. Non si tratta dell’infiammazione acuta, ma della più subdola infiammazione cronica: senza dare segnali evidenti, porta ad un progressivo invecchiamento e logoramento dell'organismo.

Detossificazione
L'organismo è costantemente esposto a diverse sostanze tossiche, tramite ingestione orale (alimenti, farmaci, additivi, pesticidi), esposizione della pelle (cosmetici, prodotti agrochimici) e per via aerea (inquinamento atmosferico ed elettro-magnetico). Per farvi fronte, l’organismo è dotato di un sistema enzimatico di detossificazione che neutralizza ed elimina tossine, farmaci, cancerogeni e tutte le sostanze diverse dai nutrienti.

Stress Ossidativo
Polimorfismi genetici possono rendere poco efficienti i sistemi di difesa antiossidante, permettendo un accumulo eccessivo di radicali liberi e quindi uno squilibrio delle bilancia ossidativa. Si tratta di una minaccia subdola dato che queste molecole non si possono vedere né sentire, ma possono minare l’integrità dell'organismo, esercitando una vera e propria aggressione cellulare. Questa condizione, chiamata stress ossidativo, produce pertanto dei danni a livello cellulare, che non sono immediati ma che si manifestano inevitabilmente nel tempo, accelerando l'invecchiamento dell’organismo e l'insorgenza di patologie.

Metilazione del DNA / Metabolismo dell’omocisteina
La metilazione del DNA è un importante processo epigenetico che influenza cioè l'espressione dei geni (e quindi la funzionalità enzimatica) senza però alterare la sequenza del DNA. I processi di metilazione regolano quindi l'accensione e lo spegnimento di alcuni geni: si tratta un aspetto fondamentale per la protezione e la riparazione del DNA, per regolare la crescita cellulare e l'espressione genica.
Quando il processo di metilazione diventa inefficiente, l'organismo subisce in generale un’accelerazione del degrado e dell'invecchiamento. A livello genomico, una metilazione anormale è associata al silenziamento genico non programmato, in particolare alla disregolazione dei geni che agiscono come oncosoppressori o nei meccanismi di riparo del DNA.

Colesterolo e profilo lipidico
La presenza di polimorfismi genetici può influenzare il rapporto fra colesterolo LDL/HDL, noto come “bilancia lipidemica”: se questo aumenta eccessivamente può rappresentare un fattore di rischio per la formazione della placca ateromasica e quindi lo sviluppo di malattie cardiovascolari.

Vitamina D / Salute dell'osso
È stato dimostrato un coinvolgimento funzionale degli alleli del recettori della vitamina D nell’omeostasi del calcio e nella mineralizzazione dell’osso. Alcuni studi hanno anche consentito di riscontrare l’interazione tra il gene del VDR, l’assorbimento di calcio e i livelli di calcio nella dieta.

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